Il Museo vince il Grand Prix 2021

    La mostra del Museo Diocesano Tridentino L’invenzione del colpevole è stata insignita del Grand Prix 2021 degli European Heritage Awards / Europa Nostra Awards, il massimo riconoscimento europeo nel settore del Patrimonio Culturale. La proclamazione dei quattro vincitori dell’edizione 2021 e dei premi speciali ILUCIDARE e Public Choice Award si è tenuta il 23 settembre, a Venezia, nell’ambito del Summit del Patrimonio culturale europeo. Dal 2002 solo sei progetti italiani hanno ricevuto il Grand Prix degli European Heritage Awards / Europa Nostra Awards e nessuno prima del Museo Diocesano Tridentino nella Categoria Educazione, Formazione e Sensibilizzazione.


    I vincitori del Grand Prix 2021 - selezionati tra i 24 progetti vincitori di quest'anno provenienti da 18 paesi europei - sono:

    - La mostra "L’invenzione del colpevole", Trento (Italia)

    - Il restauro della chiesa di legno del villaggio di Urși, Contea di Vâlcea (Romania)

    - FIBRANET - FIBRes in ANcient European Textiles (Danimarca / Grecia)

    - Il Comitato tecnico per il patrimonio culturale (Cipro)


    I vincitori del Grand Prix, scelti dal Consiglio di Europa Nostra su raccomandazione di una giuria indipendente di esperti, riceveranno 10.000 euro ciascuno. Il restauro della chiesa di legno del villaggio di Urși (Romania) è il grande vincitore del 2021: ha ricevuto un Grand Prix ed il pubblico l'ha selezionato come il progetto del patrimonio culturale preferito in Europa. Circa 7.000 cittadini da tutta Europa hanno votato per il Public Choice Award online attraverso il sito web di Europa Nostra.


    I Premi Europei per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards sono stati lanciati dalla Commissione Europea nel 2002 e da allora sono stati gestiti da Europa Nostra - la voce europea della società civile impegnata nel patrimonio culturale e naturale. I premi hanno il sostegno del programma Europa Creativa dell'Unione europea.

    Durante la cerimonia, sono stati anche svelati i due vincitori dei Premi Speciali ILUCIDARE 2021: HAP4MARBLE - Marble Conservation by Hydroxyapatite (Italia), per l'eccellenza nell'innovazione; EU-LAC Museums - Museums, Community & Sustainability in Europe, Latin America and the Caribbean (Regno Unito), per l'eccellenza nelle relazioni internazionali.

    Vincitore del Gran Prix 2021 nella Categoria educazione, formazione e sensibilizzazione

    L’invenzione del colpevole, Trento, ITALIA


    La mostra L'invenzione del colpevole. Il ‘caso’ di Simonino da Trento dalla propaganda alla storia  fa luce su un episodio storico che ha segnato profondamente la storia di Trento. Curata da Domenica Primerano con Domizio Cattoi, Lorenza Liandru, Valentina Perini e la collaborazione di Emanuele Curzel e Aldo Galli, l’esposizione è stata organizzata dal Museo Diocesano Tridentino e si basa su un'ampia ricerca realizzata insieme al Dipartimento di Lettere e Filosofia, la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trento, l'Archivio Diocesano Tridentino e la Fondazione Museo Storico di Trento. Il progetto è stato finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, dalla Fondazione Caritro e dal Comune di Trento. La mostra stimola in modo ammirevole una riflessione critica sulla costruzione di un ‘altro’ ostile; sulla diffusione di comportamenti intolleranti verso persone di diversa razza, religione o cultura, alimentati da pregiudizi e stereotipi, sul potere della propaganda e delle fake news.

    Nel 1475, Trento fu testimone della morte del piccolo Simone di due anni che portò alla condanna di tre famiglie ebree in base all’accusa - del tutto falsa e infondata - di ‘omicidio rituale’ sulla base di confessioni ottenute sotto tortura e rafforzate da un diffuso pregiudizio antiebraico. Simonino da Trento fu successivamente venerato come un martire fino alla metà del XX secolo. Il riesame dei documenti giudiziari nel 1965 portò la Chiesa all'abolizione del culto. Da allora, le cappelle dedicate a Simonino da Trento furono chiuse e le opere iconografiche relative al culto furono conservate lontano dagli occhi del pubblico. Il Museo ha ora coraggiosamente ripreso questo filo storico e lo ha collegato al presente, mirando a sensibilizzare il pubblico sul pericoloso riemergere di tendenze razziste e antisemite e indicando l'importanza di un pensiero critico indipendente per combattere l'intolleranza.

    La giuria ha lodato il grande significato della presentazione del ‘caso Simonino’ in un quadro attuale: "Questo è un progetto di grande rilevanza per il mondo contemporaneo in quanto impiega un metodo per creare un pensiero critico legato ai processi storici e decostruisce un esempio storico di fake news. Il progetto, frutto di una forte collaborazione con molti ricercatori, non è solo una mostra, ma anche un processo che è in corso e continuerà."

    In occasione della premiazione, Domenica Primerano, direttrice del Museo Diocesano Tridentino, ha dichiarato: "Ho sempre pensato che la prima funzione di un museo sia quella educativa. Educare non significa solamente trasmettere conoscenze di tipo disciplinare ai propri pubblici. Educare deriva dal latino educere, trarre fuori. Il nostro compito, dunque, è quello di sviluppare competenze perché il visitatore, grande o piccolo che sia, possa acquisire quello sguardo critico sulle cose che gli consenta di esprimere giudizi consapevoli. Un museo conserva il passato ma deve parlare all' uomo del presente. Affrontando il caso Simonino abbiamo voluto parlare degli effetti devastanti che allora come oggi possono avere le fake news, il pregiudizio, l'incitamento all' odio nei confronti dell'altro da sé, comunque inteso. Un museo deve svolgere anzitutto un ruolo sociale. Un museo ecclesiastico in particolare ha il compito di trasmettere quei valori che rendono tale una società civile. E quello che facciamo nel nostro museo. Spesso gli educatori museali vengono considerati professionisti di serie B. Non è così: il loro è un compito molto difficile che richiede grandi competenze e grande empatia. Agli educatori museali, quelli che più hanno sofferto in questi due anni di pandemia per aver perso un lavoro per lo più precario, deduco questa vittoria”.


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