Collezione

    Il percorso, curato da padre Andrea Dall’Asta, si propone come un vero e proprio itinerario di fede, che inizia dall’ingresso della Chiesa per continuare con l’abside e concludersi con il sacello della cripta: è il passaggio dalla morte alla vita, dal peccato alla redenzione, alla pienezza della rivelazione, alla visione della luce.

    A partire dall’ingresso della Chiesa, i confessionali secenteschi dei fratelli Taurino delineano, in un dialogo continuo tra immagini tratte dalle scritture ebraiche e dal Nuovo Testamento, la storia della salvezza in cui è inserita la vita dell’uomo. Il percorso attraversa l’arco trionfale, immagine del trionfo della vita sulla morte, che si attualizza con la celebrazione eucaristica che si compie sull’altare maggiore. Realizzato nel XIX secolo, l’altare accoglie sull’antico “tronetto” la Corona di spine di Claudio Parmiggiani (2014). Il «pellegrinaggio» prosegue poi con la visione della Gerusalemme Celeste nell’abside, attraverso l’installazione di David Simpson (1995) che esalta la funzione luministica dei tre finestroni.

    La stessa dialettica morte/vita è ancora simbolicamente evocata negli altri spazi dell’itinerario, soprattutto nella cripta, con la presenza di opere antiche e contemporanee, come la croce gemmata del XV secolo che dialoga con l’installazione dell’Apocalisse di Jannis Kounellis (2012), in un continuo rimando tra redenzione e rivelazione, attraverso il sacrificio di Cristo.

    Nella cripta si trovano la Via Crucis e un fregio di Lucio Fontana (1957); una statua marmorea di prelato giacente, dello scultore lombardo Bambaia (prima metà del XVI secolo); due pannelli dell’artista irlandese Sean Shanahan. Nella «cappella delle ballerine», così chiamata perché fino agli anni Ottanta le danzatrici della Scala portavano i fiori la sera prima del debutto all’altare della Madonna del latte, affresco del XIV secolo, è inserita una installazione di ex voto dell’artista della Transavanguardia Mimmo Paladino, che si aggiunge ad alcuni interventi di Sean Shanahan.

    Il percorso è, inoltre, arricchito dall’imponente sagrestia lignea, intagliata nel XVII secolo dai fratelli Taurino, e dalla sala dell’antisacrestia dove sono poste due opere di Ambrogio Figino (L’incoronazione della Vergine) e di Bernardino Campi (Trasfigurazione). Nella sala dei dipinti, accanto a opere antiche di artisti celebri come Gerolamo Romanino, Francesco Cairo, Carlo Maratta, Giacomo Favretto e altri dei secoli XVI e XVII, si trovano autori moderni come Lucio Fontana, Mario Sironi, Vittorio Tavernari, Umberto Milani e Alexander Archipenko, fino ad accogliere interpreti contemporanei come Joel Meyerowitz, Ettore Spalletti, Mimmo Paladino e Lawrence Carroll, in un dialogo tra le diverse arti, compresa la fotografia, troppo ignorata dalla cosiddetta «arte sacra».

    Gli ambienti del museo si integrano negli spazi della Chiesa in cui si trovano la Deposizione di Simone Peterzano, maestro di Caravaggio, e la Visione della Storta di S. Ignazio del Cerano. Una raccolta saletta esagonale situata sotto l’altare maggiore conserva reliquiari del Settecento e dell’Ottocento, mentre una stanza adiacente alla cripta raccoglie numerosi oggetti liturgici antichi (crocifissi, cartaglorie e reliquiari). La chiesa custodisce ancora oggi le reliquie di tutti i santi dell’anno, una per giorno, a testimonianza della venerazione per chi incarna nella propria vita i valori evangelici.


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