Proposte di lettura 2017

                                              

    Andrea Dall’Asta
    , Oltre il divorzio tra arte e Chiesa, Edizioni San Paolo, Torino 2016 (Collana Dimensioni dello Spirito)

    Da più di un secolo il filo che legava arte e fede sembra spezzato. L’arte contemporanea si sviluppa sempre più lontana dal contesto della religione cattolica e, d’altra parte, la Chiesa spesso, nelle commissioni delle sue opere d’arte liturgica, dirige le proprie attenzioni verso artisti che guardano al passato e non al dibattito contemporaneo. Ma cosa c’è dietro a questo desiderio di passato? Non è che gli stilemi di ieri ci aiutano a non riconoscere il vero problema, e cioè che non ci stiamo più interrogando sul serio sulla nostra fede?

    Quando consideriamo l’arte liturgica contemporanea restiamo troppo spesso delusi nel trovarci di fronte a rappresentazioni “di plastica”, a pallide ombre che vorrebbero rievocare le splendide testimonianze della nostra tradizione cristiana. Immagini seriali prefabbricate, superficiali, disincarnate. Riscontriamo forme sin troppo viste, troppo stancamente ripetute, caricature di una spiritualità edulcorata e sentimentale che non mette in gioco nessuno. Tutto appare già troppo detto. Tutto sembra cadere nella banalizzazione di un Dio che non ha più nulla da dire all’uomo di oggi. Troppo spesso, poi, gli spazi ecclesiali sono violati e feriti nella loro secolare armonia. La presenza ingombrante di qualcosa d’incongruo e d’invasivo, che non riesce a integrarsi, emerge con prepotenza come una dolorosa ferita.

    Tra le diverse espressioni figurative contemporanee, in un’imbarazzante mediocrità delle proposte, esiste tuttavia un comune denominatore: lo sguardo rivolto al passato. A colpire è il modo con il quale l’immagine liturgica volta le spalle al tempo presente. Che si tratti della ripresa di uno sfolgorante neo-bizantino, o di un asciutto neo-primitivismo medioevale, oppure di una brillante rivisitazione di modelli rinascimentali o di accademici stilemi barocchi, colpisce il modo con il quale l’immagine liturgica sembra non avere contatti con la cultura del proprio tempo. Come spiegare questo fascino per un passato così potentemente seducente? È forse un segno dell’incapacità di vivere il tempo presente? Non è questo un fatto di poco conto. Riflettere sui modelli rappresentativi della fede non significa infatti porre un problema squisitamente estetico, ma andare al cuore della vita ecclesiale, del suo rapporto col mondo. È una questione d’incarnazione.

    Il testo di Andrea Dall’Asta cerca di compiere per la prima volta nel contesto italiano un’analisi dell’arte liturgica contemporanea, sia negli aspetti più problematici, sia in quelli più significativi, cercando di porre le basi per un reale dialogo tra arte liturgica e mondo di oggi (dal sito www.news.gesuiti.it).

     

    Andrea Dall’Asta, dopo avere terminato gli studi di architettura a Firenze, entra nella Compagnia di Gesù nel 1988. Dal 2002 dirige la Galleria San Fedele di Milano e dal 2008 la Raccolta Lercaro di Bologna. La sua attenzione è rivolta al rapporto tra arte, liturgia e architettura. Partecipa a diversi progetti, come l’adeguamento liturgico della Cattedrale di Reggio Emilia (2011) e le realizzazioni dell’Evangeliario Ambrosiano (2011), del Padiglione del Vaticano per la Biennale di Venezia (2013) e della sezione Disegnare il sacro alla Biennale di Architettura di Venezia (2014). Insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Scrive su Avvenire, La Civiltà Cattolica, Credere e InsideArt. Ha pubblicato diversi libri, tra i quali Nascere. Il Natale nell’arte (San Paolo, 2012), Dio storia dell’uomo. Dalla Parola all’Immagine (Messaggero, 2013), La croce e il volto (Àncora, 2015).

     

    Michela Beatrice Ferri, Sacro contemporaneo. Dialoghi sull’arte, Ancora Edizioni, Milano 2016 (Collana Arteo)

    Mai come oggi il mondo dell’arte appare distante dalla teologia e dalla spiritualità cristiana, dopo secoli in cui la Chiesa è stata un attore fondamentale sia dell’elaborazione estetica che della committenza di opere artistiche. Come si è arrivati a questa situazione? Siamo a un punto di non ritorno?

    Interpellando sul tema noti artisti e studiosi di storia dell’arte ed estetica, sono nati diciannove dialoghi: tra gli intervistati Andrea Dall’Asta, Elena Pontiggia, Timothy Verdon, Giuliano Zanchi, Enzo Cucchi, Andrea Mastrovito, Mimmo Paladino, Valentino Vago.

    La domanda trasversale che l’autrice ha loro posto è come l’arte contemporanea, figlia di una tradizione più che millenaria, possa di nuovo porsi in rapporto con il “sacro” cristiano e come possa essere in grado di esprimerlo.

    Il volume segna solo l’inizio di un cammino: un dialogo sul “sacro” nell’arte contemporanea, in quell’arte che si consideri capace di parlare di “sacro” al cristiano e al non cristiano, al credente e al non credente.

     

    Michela Beatrice Ferri (Treviglio, 1983), dottore di ricerca in Filosofia, è docente di Filosofia e di Estetica presso un’Università cattolica degli Stati Uniti e di Filosofia, Storia e Scienze Umane in un liceo.

    Suoi saggi sono apparsi in riviste e in pubblicazioni scientifiche.

    In qualità di giornalista collabora con diverse testate e come saggista con case editrici italiane e internazionali.

     

     

     

     


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